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Maggiori tutele in materia bancaria: illegittime le clausole delle fideiussioni redatte su schema Abi ed estensione del concetto di consumatore anche a colui che presta la fideiussione.

 Se avete sottoscritto una fideiussione, è bene fare attenzione e far controllare le clausole: due recenti sentenze della Corte di Cassazione hanno dichiarato l’illegittimità di alcune clausole delle fideiussioni redatte su schema Abi ed esteso il concetto di consumatore anche a colui che presta la fideiussione. I provvedimenti hanno un’importanza nodale e chiariscono altre pronunce che in passato avevano lasciato qualche margine di interpretazione, ovviamente a scapito dei clienti e, più in generale, del consumatore.

Nel 2017, infatti, il tema della nullità delle fideiussioni su modello Abi era già stato affrontato dalla Cassazione ma alcuni interrogativi erano rimasti aperti. Qualche mese fa (Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 13846), la Suprema Corte è tornata sull’argomento, ribadendo il concetto e rispondendo alle questioni aperte.

La vicenda riguarda il comportamento di molte banche che hanno fatto firmare contratti il cui testo era “copiato” dal modello predisposto dall’Abi, senza alcuna modifica e/o integrazione. Sulla questione era già intervenuta la Banca d’Italia, affermando che si trattava di un comportamento che violava le regole sulla concorrenza. Infatti, limitandosi a trasferire sulla propria carta intestata uno schema prefissato, gli istituti di credito avevano creato una sorta di “cartello” che non aveva messo i clienti nelle condizioni di scegliere il contratto più favorevole. L’attenzione era ricaduta, in particolare, su 3 clausole (2,6 e 8), particolarmente gravose per i sottoscrittori.

“Può sembrare una banale questione di ‘copia e incolla’ – spiega l’avvocato Alessandro Palmigiano – ma non è così. Perché quando le banche si muovono seguendo uno schema unico, di fatto, non consentono ai clienti di potere scegliere e valutare eventuali alternative, per il semplice fatto che non esistono condizioni migliori o peggiori.  A seguito della sentenza, in sostanza, qualora il giudice accerti che la fideiussione contiene le clausole incriminate, e ne dichiari l’illegittimità, in alcuni casi, il fideiussore potrebbe essere liberato dalla garanzia.

Un’altra importante sentenza della Cassazione, peraltro anche recente (Cassazione Civile, Sez. VI, 16 gennaio 2020, n. 742), riguarda la possibilità di applicare al fideiussore le ampie tutele previste nel settore della tutela dei consumatori. Il precedente orientamento negava al soggetto che prestava una fideiussione ad una società o ad una ditta di essere considerato consumatore, guardando alla finalità della garanzia fornita.

“Con questo provvedimento – aggiunge l’Avvocato Alessandro Palmigiano – la Suprema Corte ha invece operato un cambiamento di rotta, affermando che bisogna guardare al fatto che il soggetto che offre la garanzia non opera nell’ambito della propria attività professionale e, quindi, deve essere considerato un ‘contraente debole’, che merita le ampie tutele del caso e, pertanto, molte clausole possono essere dichiarate illegittime. Al nostro studio si sono già rivolti numerosi consumatori per far controllare le loro fideiussioni e abbiamo già avviato le prime cause: ritengo che si tratti di una pronuncia importante per la tutela dei consumatori nel rapporto con gli istituti di credito”.